La sfida della complessità

Riporto di seguito una citazione dal primo capitolo intitolato "La hybris dell'onniscienza e la sfida della complessità" di Mauro Ceruti1 .

“Anzitutto viene asserita la finitezza della conoscenza umana, e questa finitezza viene definita in rapporto all'infinitezza della coscienza divina: questa diventa l'ideale normativo rispetto al quale si definisce la direzione del progresso della scienza umana. Alle radici della scienza moderna troviamo così l'idea della crescita del sapere come avvicinamento asintotico a un punto di vista infinito e a una conoscenza completa, e questa idea risulterà uno degli schemi epistemologici più profondamente radicati non soltanto nelle filosofie, ma anche nel senso comune”.

  1. Bocchi, Gianluca, Ceruti, Mauro (a cura di), La sfida della complessità, Feltrinelli, Milano, 1985 Gli autori sono: Henri Altan, Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti, Donata Fabbri Montesano, Heinz von Foerster, Luciano Gallino, Ernst von Glasersfeld, Brian Goodwin, Stephen J. Gould, Herman Haken, Douglas Hofstadler, Ervin Laszlo, Jean-Luis Le Moigne, James Lovelock, Edgar Morin, Alberto Munari, Gianfranco Pasquino, Karl Pribram, Ilya Prigogine, Isabelle Stengers, Francisco Varela, Milan Zeleny.()
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7 risposte a La sfida della complessità

  1. Elena scrive:

    Finchè l’umanità non vedrà l’orizzonte del proprio sapere, come potrà pensare che questo abbia un termine? Viceversa se il divino è onnisciente, ovvero il suo sapere comprende tutto, non è forse compiuto e, quindi, finito?

  2. Laura scrive:

    Tutto dipende dal significato che si vuole dare a infinito. In matematica l’infinito può essere rappresentato da una retta le cui estremità si congiungono in un punto infinito, e il risultato di tale congiunzione è un cerchio, quindi una figura finita. Ciò porterebbe a pensare che l’infinito in realtà non esiste, ma esiste una sorta di ciclicità degli eventi, senza una fine e senza un inizio. Quindi, forse, il sapere dell’uomo un giorno raggiungerà quel famoso punto di congiunzione che ha dato origine al suo stesso pensiero e tutto si ripeterà… che tristezza… Oppure si può pensare che l’infinito si trovi su una graziosa spirale che ha un inizio e non ha fine poichè in continua espansione… Ora, presupponiamo che il sapere viaggi su questa spirale… sappiamo realmente che stia andando dalla parte giusta?????

  3. Fabio Sirna scrive:

    Fate fumare anche a me quello che fumate voi? :D

  4. avana loco scrive:

    Aiutatemi…è aramaico?!magari a fumare…mah boh…non avete proprio un minchias da fare

  5. marco scrive:

    tra infinito complessità e umanità,c’è una parola ditroppo, in quanto nell’infinito è implicita la complessità, e nella stessa è implicito il ripetersi di elementi autoreferenziali che non sono quantizzabili,quindi infiniti…l’uomo o umanità rientra in uno di questi elementi,come una mosca o un batterio,forse la cosa che più si avvicina all’origine di questo infinito sono i geni,veri creatori di questa molteplice e frattaria complessità della quale stiamo vedendo una parentesi in uno spazio tempo solo a nostra misura.
    consiglio : LE FORME DELLA VITA di Boncinelli

  6. martina scrive:

    La conoscenza umana ha un limite, il tempo…ha però un grande alleato, l’evoluzione del sistema. Tale evoluzione è dovuta principalmente al fatto che ogni sistema non è perfetto, contiene sempre degli “errori”. Sono proprio queste imperfezioni e questi errori che permettono al sistema stesso, nel fronteggiarli e nel cercare soluzioni, di evolvere, di mutare….così la conoscenza umana si nutre di disequilibri….è un ciclo a spirale, dalla situazione di equilibrio, arriva un qualche cosa che crea disequilibrio per poi attivare una serie di interventi volti al raggiungimento di un nuovo equilibrio. Sono fasi di apprendimento, se vogliamo sintetizzare….dunque la complessità della conoscenza umana va vista in un’ottica di lungo periodo….noi siamo sempre il frutto di una storia, la nostra conoscenza oggi è la storia che si rilegge con il nostro presente.

  7. francesco scrive:

    la complessità non è importante e non gasa…Morin nn sapeva ke fare e quindi ha inventato ste cose..come tutti gli altri sociologi, psicolgogi, filosofi ecc..e voi ke le leggete..mah

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